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Franco:già  cinque anni! (27-07-2010)

Una serie di manifestazioni indette dal comune del mio paese, finalmente, per ricordare un grande artista ed una grande persona in questo mese di luglio.
Già  cinque anni da quel giorno nel quale Franco è passato ad un’altra dimensione della vita.
In una di queste manifestazioni che hanno ricordato, tra l’altro, Franco cantante, mi hanno chiesto di parlare di lui come amico.
Riporto ciò che ho cercato di condensare, in uno spazio di pochi minuti, un rapporto di amicizia.
Ringrazio Nadia e questo meraviglioso coro che ha avuto la sensibilità  di inserire in questo spettacolo in onore di Franco qualcuno che parlasse di lui per averlo conosciuto personalmente.

Parlare di Franco, anche se l’ho conosciuto che eravamo ragazzi non è un’impresa facile per le tante qualità , doti e talenti che lui possedeva.
Franco era un artista di grande talento ed era una persona umanamente eccezionale.
Spero che nel tempo si parli sempre di più di lui come artista;  in questo piccolo spazio cercherò di darvi solo qualche cenno di lui, in particolare come amico.
Parlare di Franco,farlo conoscere anche alle nuove generazioni è¨ importante perché  Franco era una di quelle persone che non possono essere dimenticate.
Ci siamo conosciuti alle scuole medie e la nostra amicizia è andata sempre avanti senza mai interrompersi, anche se negli ultimi tempi ci si vedeva poche volte l’anno perchè il suo lavoro lo portava sempre più spesso in giro per l’Europa.
Dovendo parlare di lui mi tornano alla mente tutti i momenti vissuti insieme, dalle scuole medie sino ad oggi.
Quante chiacchierate sino a notte tarda!
Quante angosce vissute insieme!
Quanti momenti duri vissuti sull’onda della nostra generazione fatta di cambiamenti, di contestazioni, di nuove idee!
Quanti momenti belli, di gioco, spensieratezza, vacanze insieme.
Franco: lui era sempre all’avanguardia, sempre qualche metro avanti a noi. L’artista che era in lui gli faceva vivere tutto in modo più intenso e spesso più doloroso.
La vita a Firenze, gli studi all’Accademia e l’amore sempre più esclusivo per il teatro.
Sono tutti titoli di una vita vissuta intensamente con un intreccio di situazioni e persone che non è facile raccontare.
Sempre alla ricerca delle cose belle, dei sentimenti intensi, dei valori che non hanno fine, come l’amicizia, la solidarietà , la condivisione.Con la sua arte voleva donare agli altri sentimenti importanti che potessero nutrire lo spirito e rendere felici.
Mai un compromesso!

Mai la rinuncia a ciò che sentiva profondamente per cercare il facile guadagno, facendo cose che non sentiva o non gli piacevano.

Ogni tanto però, mi confidava di aver accettato di fare un lavoro che non lo convinceva completamente, che però poteva permettergli di guadagnare per riuscire a finanziare ciò che a lui interessava veramente, ben al di la del guadagno stesso.Una grandissima padronanza della scena nel recitare i suoi famosi monologhi, faceva emergere tutta la sua bravura: era felice ma, soprattutto, rendeva felice chi andava a vederlo.

Mi raccontava spesso di tanta gente che, dopo lo spettacolo, andava a salutarlo nel suo camerino per ringraziarlo con le lacrime agli occhi per la forte emozione provata.Si calava nei personaggi con un’ abilità, una bravura che andava ben oltre il mestiere perchè portava se stesso e voleva arrivare a tutti coloro che andavano a vederlo.
Gli spettatori percepivano questo suo modo di porsi, di comunicare, e manifestavano la loro gioia e partecipazione con applausi interminabili.
Quando capiva di essere riuscito a comunicare emozioni, gli applausi lo ripagavano di tanti sacrifici, di tante scelte a volte difficili, di tutto quello che gli costava stare sul palcoscenico.
Franco era dotato di capacità di ascolto, di comprensione, di comunicazione veramente rare.
A lui potevi confidare tutto e lui tutto mi confidava. La sua umanità , nel senso di disponibilità , di vera amicizia, di amore concreto, era senza misura!
La sua disponibilità , la sua capacità di amore concreto, di amicizia vera, di grandissima sensibilità mi mancano, e sempre più mi mancheranno! Franco manca ai miei figli con i quali aveva un rapporto bellissimo: loro erano strafelici di poter stare qualche momento con lui perché lo sentivano una persona vera, sensibile, che riusciva a capire le loro vere esigenze come  fosse un loro coetaneo.
Manca a tantissime persone che aveva conosciuto nel suo peregrinare e con le quali riusciva sempre ad instaurare un rapporto duraturo nel tempo.
Manca al Teatro, al quale aveva dedicato tutta la sua vita e dal quale, forse, non aveva avuto altrettanta corrispondenza, almeno in certi ambienti.
Manca al mondo, perché ogni volta che muore un uomo di questa levatura il mondo stesso diventa un pochino più povero.
Nel mio cuore, come nel cuore della mia famiglia, nel cuore di molti resterà  un ricordo grande che il tempo non potrà  cancellare.Franco era una persona positiva e tutto pensava in positivo.
L’accettazione della sua lunghissima malattia con tutto quello che ha comportato in questi anni è un esempio da portare all’attenzione di tanti, di tutti.
18 anni, da quando ci ha comunicato questa sua terribile malattia sino alla morte, di momenti particolarmente dolorosi ne ha vissuti tantissimi, ma lui non si è mai perso d’animo. La sua caparbietà e la sua voglia di vivere mi stupivano ogni volta.
Quando mi raccontava le sue lotte io rimanevo ammirato, edificato da tanta volontà , da tanto attaccamento alla vita. A volte mi domandavo: ma come fa? Da dove prende la forza?
Aveva dentro di se una forza inesauribile che lo portava a lottare, a vivere intensamente il presente, quello che il giorno gli poneva davanti, siano state gioie o dolori.
Faceva programmi come se dovesse vivere per sempre, ma organizzava il suo vivere come se fosse venuto a mancare il giorno dopo.
Cercava di non essere di peso a nessuno, neanche quando era in condizioni di salute difficili, in ospedale o a casa.
Le persone che gli volevano bene, nel periodo più difficile della sua malattia, si sono preoccupate di tutto, facendogli tornare l’amore che Franco aveva dato loro durante la sua vita, poiché lui per primo voleva bene in modo concreto.Parlare di Franco, di questi 40 anni di conoscenza, non è facile. Se pensiamo che solo l’amore può dilatare il cuore e quindi percepire fino in fondo le esigenze, le aspettative di chi ti vive intorno, possiamo dire che Franco era uno che amava.
Amava il suo lavoro, amava tutti quelli che in qualche modo venivano in contatto con lui, e non li dimenticava mai.
Parlare di Franco non è cosa facile.
Ogni giorno muoiono migliaia di uomini ma tra questi ce né qualcuno che lascia una impronta non cancellabile.
Franco è uno di questi grandi uomini!
Come ben capirete, sono solo pochi cenni su un amico straordinario, su un fratello nel senso più vero della parola, su una persona speciale che riusciva a rendere davvero speciale chiunque gli passasse accanto.
Per tutti gli altri, spero che nel tempo si riesca sempre di più a far emergere tutti i suoi talenti, come artista e come uomo.

Matrimonio:promessa impegnativa!

Matteo e Valentina due splendi giovani che da pochi giorni si sono promessi amore per tutta la vita!

Gli auguri più affettuosi, e l’incoraggiamento affinché riescano a mantenere questa splendida ed impegnativa promessa!

Ravvedimento o giochi di potere? (16-09-2010)

Non mi pare sia un buon momento quello che stiamo vivendo in Italia!

Se fosse un vero ripensamento politico, teso a riportare un equilibrio in questo caos dominato da un solo uomo ed una sola idea, sarebbe il segno che qualche cosa possa finalmente cambiare.

Il sospetto, purtroppo, è che siano manovre di potere, per più potere! Se così fosse sarebbe doppiamente deludente perché significherebbe che il potere politico, ancora una volta, anziché servire a migliorare le condizioni del vivere degli uomini, serve solo per se stesso a vantaggio di pochi.
Vero è che come si stava andando avanti non sarebbe potuto durare ancora a lungo, prima o poi qualche cosa  sarebbe dovuto succedere, perché  la speranza  è che tutto avvenga nella giusta direzione di ridare fiducia, di riportare un clima di serenità  nella vita della gente comune perché  in questo momento la rabbia o la rassegnazione sono sentimenti molto diffusi. Sia l’uno (rabbia) che l’altro (rassegnazione) sono certamente sentimenti non adatti per poter gestire in modo positivo questa fase di crisi generata da delinquenti senza scrupoli che la nostra bella organizzazione mondiale non ha saputo capire subito e porre rimedi immediati. Certamente poi la crisi è stata cavalcata da altrettanti delinquenti di fatto ma stimati come uomini importanti a capo di grosse aziende, capitalisti, per volgere tutto a loro favore ancora di più.
Il governo attuale non è in grado di capire cosa vive la gente comune, le difficoltà  degli stipendi bassi, e quindi le difficoltà  del vivere quotidiano; capisce solo le esigenze di chi è stra-ricco, ai quali permette di tutto. Basta guardare l’atteggiamento arrogante della Fiat, o di altre grosse aziende in mano a pochi che in modo più nascosto stanno riconducendo tutto a loro favore quasi azzerando anni ed anni di conquiste da parte dei lavoratori per essere considerati nella loro dignità di persone e non schiavi.
La speranza è che i ravvedimenti siano realmente generati da sentimenti positivi e non solo da logiche di potere. Il tempo ci svelerà  la vera intenzione di tutte queste manovre! A noi rimane poco da fare, se non assistere impotenti a tutto questo teatrino, e sperare!

Adesso ho capito. 30-10-2010

Quando qualche sera fa ho ascoltato l’intervista a Marchionne, alla fine avevo un senso di disagio interno che non riuscivo a spiegare!

La linearità  del discorso mi pareva inappuntabile, ed allora cosa c’era che mi creava disagio?
Uno dei miei difetti, che a volte (poche) è anche un pregio, è quello di ruminare sui pensieri ed allora in questi giorni spesso mi tornava alla mente questo senso di disagio.

Ho capito che la logica con la quale conduceva il discorso, era quella che non mi piaceva al punto tale da destarmi angustia. Provo a spiegarla.
Marchionne, tra le tante cose, diceva che avrebbe aumentato gli stipendi se si fosse prodotto di più quindi se si fosse venduto di più
Il concetto della produzione sempre più spinta in questa fase della nostra era mi sembra senza senso. Produrre di più, vendere di più, e quindi consumare di più materie prime e quindi sprecare di più, a scapito della qualità  del vivere che con questa logica diventa sempre meno importante!
Il concetto di questo capitalismo esasperato fondato sul consumismo spinto per il solo scopo di guadagnare ed accumulare sempre di più mi sembra sempre di più pura follia!
Non è certo solo da oggi che rifletto su questi argomenti, e forse esprimo concetti utopici ma, da come stanno andando avanti le cose nel mondo mi pare di capire che poi non sono dei pensieri proprio folli!!
Quando i nostri super capitalisti, hanno tante case, tante macchine, qualche aereo, e diciamo tanti soldi, a cosa serve loro guadagnare di più? Accontentatevi, come diceva Paolini in un suo noto spettacolo. Stabilite un tetto di cose che desiderate ;e poi basta!!</p>
Si parla della legge del mercato che secondo alcuni impone alle aziende, per sopravvivere, la costrizione produrre sempre più, ed in modo esasperato! Qualcuno si è mai chiesto che se si abbassasse i livelli dei profitti che le aziende vogliono ottenere, forse le cose si potrebbero produrre a costi più bassi pagando di più gli operai che poi potrebbero permettersi le cose che producono?
Non sono un economista ed il mio rapporto con il denaro non è certamente ottimo, anche perché non ne ho avuto mai tanto, e per dirla tutta non ho provato neanche a tentare di averne di più di quello necessario per vivere preferendo sempre la qualità  della vita, forse non riesco a capire, i miei possono risultare discorsi basati sulle sensazioni.
Non ho una macchina nuovissima, anzi cammina per puro miracolo tecnologico, non ho altri gaget non strettamente necessari (a parte il PC), cerco di non sprecare e quindi non inquinare, non disdegno di comprare capi di abbigliamento usati eppure non mi pare che la mia vita sia condizionata da il non avere
Caro Marchionne ma perché proponi di lavorare togliendo anche le pause necessarie alle esigenze che il nostro essere fatti di carne ci impone, per fare cosa? Per fare più macchine e quindi venderne di più per fare arricchire te e pochi altri sempre di più?</p>
Caro Marchionne hai dichiarato di lavorare 18 ore al giorno! Certo non hai problemi di chi ti porta i figli a scuola, di fare la spesa cercando di passare da un supermercato all’altro per acquistare le offerte visto che gli stipendi che voi super capitalisti elargite sono sempre più bassi, certamente non devi andare a pagare le bollette, non ti devi preoccupare della macchina ecc. ovvero di vivere da comune mortale, però un consiglio te lo mando anche se non lo leggerai mai, prova a ridurre le ore di lavoro occupando parte del tempo a cercare di costruire il tuo modo di vivere ed essere in modo che rimanga nella mente e nel cuore di qualcuno, tutto il resto finirà  quando Qualcuno busserà alla tua porta!
No! Questo modello che proponi non mi piace e non mi pare sia proprio in linea con nostro essere uomini che debbono anche vivere perché, poi per tutti, come pure per te, alla fine di un certo numero indefinito di anni, per quanti possono essere, come dicevo sopra Qualcuno busserà  alla porta della vita e ci proporrà in modo molto deciso di passare di là !
Ed allora cosa Gli racconteremo di avere solo lavorato?
Pensare che prima mi eri anche simpatico!
In questo modestissimo scritto evito di parlare di tutte le altre corbellerie che hai detto come quella che la Fiat non ha ricevuto dallo stato aiuti quando la storia ci dice che l’Italia si è sviluppata per far vendere le macchine prodotte dalla Fiat! Qualcuno ti dovrebbe ricordare che le autostrade sono state costruite appositamente per far circolare innanzitutto le auto costruite dalla Fiat. Se si fossero sviluppate le ferrovie forse oggi il nostro modo di vivere sarebbe migliore, l’aria nelle nostre città  sarebbe più respirabile, ci sarebbero stati meno malati, e quindi si sarebbe risparmiato sulla sanità , e ci sarebbero stati i soldi per rendere il tenore di vita accettabile per tutti.
Ma questi sono solo sogni….
Ho dato un volto a questa l’angustia ed ho capito che un sano vaffan…. mi fa stare meglio.